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Alle soglie del premio Nobel lo scienziato Brundle, specializzato in genetica, fa una scoperta sensazionale, il teletrasporto della materia attraverso un telepod, una specie di cilindro. La giornalista Veronica Quaife assiste attonita all’esperimento con una calza, ma Brundle tenta l’esperimento su se stesso. Scomparso infatti da un cilindro, appare nell’altro.

Poi fa il verso a Orson Welles, a Casablanca e ad altri classici noir bellici degli anni Quaranta con Intrigo a Berlino (2006).Anche produttore, senza Soderbergh non avremmo mai visto pellicole come Pleasantville (1998), Lontano dal paradiso (2002) Confessioni di una mente pericolosa (2002) e Good Night, and Good Luck (2005) entrambe dirette da Clooney, Syriana (2005) e Vizi di famiglia (2005). L’assoluta verosimiglianza con la vita, il bisogno dello spettatore di incarnarsi e di intraprendere i sentieri che scelgono i personaggi nei film, la prepotenza della paura quasi apocalittica per le “nuove ossessioni sociali”, la cultura avant pop miscelata sullo schermo crea un meccanismo gustosamente complicato di intrighi, crimini e bugie nelle pellicole di Soderbergh.Il dittico su Che GuevaraNel 2008 con Che L’argentino e Che Guerriglia il regista ripercorre il percorso esistenziale e storico di una personalità del novecento ormai trasformatasi in icona. Benicio Del Toro incarna perfettamente nel fisico e nelle sfumature di carattere l’uomo Guevara.

Un titolo che appartiene al cartello nobile della letteratura americana, “Il lamento di Portnoy” del 1972, è diventato un film compromesso peraltro dal raccapricciante titolo Se non faccio quello non mi diverto piatto e incompleto, per le ragioni dette sopra, al punto da costare la carriera al regista Ernest Lehman.”American Pastoral” è un altro titolo di eccellenza, caposaldo della cultura ebraico americana, premio Pulitzer 1998. Il film relativo è un modello esemplare del rapporto detto sopra: è del 2016, diretto da Ewan McGregor, attore, alla sua prima esperienza di regista, la cui intenzione è stata lodevole, cimentarsi, per la prima volta dall’altra parte della cinepresa, su un testo che porta la firma di Philip Roth, dunque molto complesso. Si racconta la vicenda di Seymour Levov, tipico modello dell’american dream: ricco, affascinante, affermato, moglie bellissima, figlia amatissima.

Nell’avvicinarsi al terzo capitolo della trilogia delle madri, Simonetti mette da parte le cognizioni acquisite durante la lavorazione del capitolo uno Suspiria e si immerge nella musica classica, il suo primo amore, appena macchiata qua e l da qualche intervento elettronico. L’ispirazione deriva direttamente dal suo personale contributo musicale agli episodi Jenifer e Pelts della serie Masters of Horror, diretti da Dario Argento. Di Roma) sollecitata da cori tra il sacro e il profano (i diciotto elementi di Nova Lirica), a fornire la chiave di volta del film e a offrire alle immagini ulteriore suspense e tensione.

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