Ray Ban Junior Wayfarer Review

Sembra uno di quei copioni scritti apposta per Robert Redford e Barbra Straisand questo “We don’t live here anymore” (Non abitiamo più qui), che in italiano diventa il poco fedele ma significativo I giochi dei grandi. E forse non a caso l’esordio di Curran è stato premiato proprio al Sundance, il festival di Redford, per la sceneggiatura. La storia si racconta in una frase: due coppie di amici, con figli, si incrociano, si scambiano, e anche se dall’esterno possono sembrare simili, sono in realtà diversissime, perché ogni persona è diversa dall’altra e uniche sono le sue emozioni, i suoi sentimenti, i suoi sogni.

Sembra che ad Argento non interessi più nulla: né l’elementarità della messinscena (montaggio, fotografia, musica), né lo sviluppo della storia, né, soprattutto, l’immaginazione visionaria, di cui non c’è traccia da nessuna parte.Dario Argento maestro della paura. Il cartaio è una conferma, anzi un ritorno alla grande alla più autentica vena dal folgorante esordio de L’uccello dalle piume di cristallo a Profondo rosso di questo autore italiano così poco affine alle espressioni più tipiche della tradizione cinematografica italiana, la commedia o il film sociale, così come era quello che egli considera ed è stato il suo maestro italiano: Sergio Leone.Il cinema di genere e “di paura” in particolare trova pratica frequentata, esempi illustri e linee di discendenza più nel cinema anglosassone, dal sommo Hitchcock a De Palma, Carpenter o Cronenberg, ma Argento mette tra i suoi “insegnanti” anche grandi firme classiche come Murnau o Lang.Sono tre i momenti terribili de Il cartaio, nuovo horror di Dario Argento, sfida tra un serial killer informatico e la polizia romana al videopoker, con la vita di una donna come posta in gioco. Il primo è l’analisi, sul tavolo dell’autopsia, del cadavere di una turista inglese ripescato dal Tevere: il bel corpo giovane livido e segnato da macchie verdastre, le palpebre appiccicate, le labbra blu, la vagina dentro cui è stata infilata una carta da gioco (un jolly), i capezzoli eretti e irrigiditi, gli occhi acquosi che paiono conservare un ultimo sguardo disperato.I film di Dario Argento sono soliti dividere l’uditorio tra chi li ama follemente e chi li detesta.

Vai alla recensioneBlanche sta vivendo una crisi, ha un passato doloroso e recentemente anche poco edificante. Cerca rifugio e protezione presso la sorella Stella, che vive col marito Stanley e dal quale aspetta un bambino. La regia lenticolare, ma da studioso di insetti.

Be the first to comment

Leave a Reply