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Al cinema e nella realtà.Con “Prova a incastrarmi” Sidney Lumet torna sul banco degli imputati. Da “Il verdetto” a “La parola ai giurati”, tanto per citarne alcuni, le aule del Tribunale sono una costante nella carriera del regista ottantenne che ha sempre mostrato uno spiccato interesse per le storie giudiziarie. Con un’inversione di tendenza rispetto al passato, Lumet ha diretto una “legal comedy” basandosi sulle testimonianze raccolte nel processo che vide tra gli imputati alcuni esponenti di famiglie mafiose operanti continuaun film leggero, magari in grado di divertirmi un po’, pesco questo “Prova a incastrarmi”.Si tratta della ricostruzione, basata sulle testimonianze, del più lungo processo di mafia nella storia americana.

All’età di 7 anni, il piccolo Kong Sang viene iscritto alla Scuola dell’Opera di Pechino, sotto la direzione del maestro Yu Jan Yuen e, visto che i genitori per motivi di lavoro sono costretti a trasferirsi in Australia, il bambino viene affidato proprio a lui, che lo educherà molto severamente (erano previste pene corporali per punizioni) al rigore e alla disciplina. Lì impara la danza, il canto, la recitazione e le arti marziali, lavorando e studiando anche per 18 ore al giorno. In brevissimo tempo diventa abile nel kung fu, nel wing chun, nel tang lang, bak mei, nello shaolin kung fu, ma anche hapkido, boxe, judo, taekwondo e hei long.

Lo stesso anno lo troviamo accanto a Maggie Grace nel sequel Taken 2 e nel film di Joe Carnahan ambientato in Alaska The Grey. L’anno successivo si dedicherà al doppiaggio di Khumba e The Lego Movie, oltre a partecipare al western di Seth MacFarlane Un milione di modi per morire nel West.Nel 2014 interpreta Mat Scudder, un ex poliziotto diventato investigatore privato, in La preda perfetta diretto da Scott Frank. Nello stesso anno torna nei panni di Bryan Mills in Taken 3 diretto da Olivier Megaton e prodotto da Luc Besson; in cui l’ex funzionario del governo è, adesso, accusato di un omicidio spietato che non ha mai commesso.

Questa ironica attrice americana, dal volto da bruttina stagionata, ha saputo essere struggente e crepuscolare per i film indie più apprezzati al mondo, facendosi carico del fatto che è emersa soprattutto offrendo se stessa, il suo viso e il suo corpo a una delle leggendarie perdenti della storia del cinema, nel capolavoro indipendente del grande Todd Solondz Fuga dalla scuola media. A distanza di anni, la Matarazzo continua ad avere quel ruolo, anche quando, vestita di tutto punto e finalmente inserita in un gruppo amicale, è la migliore amica di una studentessa “reale”.Figlia adottiva di una casalinga e di un manager informatico, vive e cresce all’interno della comunità cattolica italo americana di Long Island; poi, dopo aver frequentato la Oyster Bay High School, si iscrive al Cultural Arts Center for musical theatre, dove studia recitazione. La preparazione nel campo le permetterà di lavorare, giovanissima, nel telefilm The Adventures of Pete Pete (1993), con Michelle Trachtenberg.Ma sarà con il suo esordio di fronte a una cinepresa che Heather Matarazzo conquisterà tutti.

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